L’origine della paura, una graphic novel tutta italiana ambientata nella continuity lovecraftiana

È il 1681, Mr. Harlan J. Gulguvit, è un cronista di sua maestà, inviato da Londra al Calumet Village a Ebol Town, per indagare su sei efferati omicidi.


Mr. Gulguvit

Nicholas Heinrich, un giovane studioso inglese, era presente in tutte e sei le scene del crimine. È quindi accusato di omicidio e di aberrazioni contro natura d’asservimento a Satana e Mr. Gulguvit è chiamato a chiarire la dinamica degli eventi. Partendo da quella che sembra essere una semplice, per quanto macabra, indagine, l’uomo si ritrova ad affrontare nientemeno che il possibile ritorno di uno degli Antichi e le origini della paura.

Le origini della paura, di Mariano Rose e Alessandro Saiu, si inserisce nell’universo creato da H. P. Lovecraft come storia originale. Un prequel rispetto ai racconti del noto pioniere del genere horror. L’opera riporta una lunga serie di easter eggs per lə fan dell’autore di Providence.

Ahf’ shuggog ah fahfShuggog ymg’ ah, shuggog ymg’ ahH”s ot ya-h”s ot ya. Ahf’ shuggog ah fahf


Di chi saranno quei tentacoli? È lui? “Divinità da altri mondi. Sopite e pronte a ritornare.”?

I rimandi sono una costante in questa graphic novel. Dallo stile narrativo, alle creature mostruose che vivono sotto i nostri piedi, fino alla ritualistica e al Necronomicon, testo dell’eretico pazzo Abdul Al-hazred. Per praticamente chiunque, lo sproloquio senza senso o grammatica apparente qui sopra non significherà assolutamente nulla. Per lə fan di Lovecraft però, sarà automatico ricondurlo al più noto: «Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn» (nella sua casa ad R’lyeh, il morto Chthulu attende sognando).

L’Antico il cui risveglio è temuto da chi ne ricorda il culto è, questa volta, Urll-Shak, divinità dimenticata dallə inglesi ma ancora ben nota allə pellerossa.

Non solo Lovecraft

È l’autore stesso, nell’appendice, a rivelare molti dei riferimenti. La storia è ambientata in territori e città in parte fittizi ma largamente contestualizzati in un periodo storico di caos e conflitto precedente all’unificazione della Gran Bretagna. Il racconto di fantasia finisce così per intrecciarsi con la storia reale.

Il sottotesto fa anche largo riferimento al background culturale generale dell’autore che ha ripreso dettagli, non solo letterari, da Il nome della rosa (U. Eco), Il mastino dei Baskerville (A. C. Doyle), i racconti di Edgar Allan Poe, Il gabinetto del dottor Caligari (R. Wiene), Il mistero di Sleepy Hollow (T. Burton), Dylan Dog (T. Sclavi), Divina commedia (D. Alighieri), From Hell (A. Moore) e persino Stranger things (M. e R. Duffer)! Insomma, credo che sia chiaro quali atmosfere sperimenterete leggendo Le origini della paura!

È proprio il contesto storico a farci capire come i villici, capeggiati dal portavoce, Ezechiel Tumber, trovino in Satana il colpevole delle efferatezze di cui è accusato Heinrich. Il cristianesimo ha spazzato via ogni rimasuglio di paganesimo. Le persone ignorano quindi la storia locale ed i relativi culti e credenze, giustificando il male con il solo nome che sono in grado di dargli, Satana. Credenze che si intrecciano con quelle celtiche della Gran Madre e legate a rituali ierogamici invocanti fertilità e prosperità.

I disegni

Una delle cose che più ha colpito il mio occhio sono i disegni di questo romanzo a fumetti. Lo stile è più cartoonesco, ma questo ha consentito di rappresentare i personaggi con una grande espressività. I loro tratti sono ben definiti, donandogli una notevole teatralità, dai volti arcigni degli inquisitori, fino alla drammaticità stampata sui visi dei personaggi. Anche di quelli secondari, che diventano così protagonisti delle bellissime tavole che compongono quest’opera.



Il contrasto dato dal bianco e nero rafforza potentemente queste caratteristiche e l’atmosfera lugubre di ogni scena.

Insomma, se con ciò che vi ho detto e mostrato non vi avrò convintə a leggere questo entusiasmante romanzo a fumetti, la mia espressione di disappunto sarà la medesima di Mr. Gulguvit nell’immagine che segue 😅😒


Espressione di disappunto che dedico a chi non è stato convinto dalla mia recensione
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